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Il Processo: un’ennesima speranza vanificata!

Cusano Mutri, 25 aprile 2003 - Nella notte tra il 24 ed il 25 aprile 2003, il giovane Pietro Creta, nato a Delèmont (CH) il 10.09.1984 viene gravemente ferito in un incidente stradale.
Perdendo l’equilibrio alla guida della propria moto, da lui condotta, si schianta contro lo spigolo di un fabbricato situato alla destra della sua direzione di marcia riportando, da subito, lesioni gravissime che, purtroppo, a distanza di quattordici giorni, si riveleranno letali.
Soccorso nell’immediato dall’équipe medica del presidio di pronto soccorso dello stesso paese, Pietro viene trasportato con urgenza al più vicino servizio di pronto soccorso dell’Ospedale “Maria delle Grazie” di Cerreto Sannita (BN) dove, giunto in stato di coma, si riscontra “una vasta ferita alla regione frontale con fuoriuscita di sostanza celebrale ed un politrauma, con prognosi riservata”. Verificata, dunque, la gravità delle condizioni, viene disposto dapprima il ricovero, con urgenza, presso l’U.T.R. dell’Ospedale “Sacro Cuore di Gesù – Fatebenefratelli” di Benevento, ove i sanitari di turno, al momento dell’arrivo (ore 06:10) riscontrano “un coma di III grado con politrauma e prognosi riservata” e, successivamente, presso l’Azienda Ospedaliera “G. Rummo”, in quanto resesi necessarie specifiche consulenze otorino, neurochirurgiche, nonché un maxillo facciale”.
In detto presidio, Pietro viene sottoposto ad un delicatissimo ed estremo intervento, fatto unicamente per non lasciar nulla di intentato ma, purtroppo, dopo estenuanti quattordici giorni di ricovero nel reparto di rianimazione dello stesso, l’08 maggio 2003, alle ore 08:30, accertatane la morte celebrale in pieno rispetto delle leggi vigenti, viene dichiarato deceduto, con espresso consenso da parte dei familiari al prelievo degli organi per la donazione.
Ritornando alla notte del 25 aprile, alle ore 01:05, il Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri di Cerreto Sannita (BN), viene chiamato per un intervento d’urgenza in Cusano Mutri (BN), alla Via Triterno, ove si era, da poco, verificato un sinistro.
Giunta sul posto, la pattuglia, si trova di fronte ad una scena agghiacciante: una immensa pozza di sangue sparsa sul terreno circostante al punto d’urto, con evidenti macchie di sangue sparse sulla parete di pietra bianca, ove frontalmente si era schiantato il povero Pietro al momento dell’impatto.
Nell’immediato, gli agenti accertano che nel sinistro “apparentemente” è coinvolto un solo veicolo e precisamente la “Aprilia GS, tg. BN 34744”, di proprietà e condotta al momento del sinistro da Pietro Creta, con una tangibile difficoltà per gli stessi a procedere ad una esatta ricostruzione della reale dinamica dell’accaduto, vuoi per l’assenza di testimoni al momento dell’impatto, vuoi per un ingiustificato spostamento della moto.
Difatti, la ricostruzione ufficiale formulata dagli inquirenti sulla base degli scarni indizi a loro disposizione, evidenzia che il sinistro si verificava a seguito della perdita di equilibrio della moto condotta dal giovane centauro che, mentre percorreva il tratto di Via Triterno in Cusano Mutri, terminava la sua corsa contro il muro del fabbricato ivi esistente, subendo lesioni tali da provocarne successivamente il decesso.
Tale ricostruzione dei fatti, ovviamente, determina, in data 04 ottobre 2004, l’archiviazione del procedimento giudiziario attivato dalla Procura della Repubblica, con specifico decreto del giudice per le indagini preliminari. In particolare, nella motivazione è evidenziata l’inevitabilità di tale esito, tenuto conto che nel corso delle indagini, ampiamente sollecitate anche e soprattutto dai genitori di Petro, sig.ri Creta Nicola e Valente Giovanna, “non sono emersi elementi utili per l’identificazione dei responsabili del reato e comunque utili per la proficua prosecuzione delle indagini preliminari”. Dunque, il procedimento viene archiviato.
Da subito, la versione ufficiale non ha convinto la famiglia del giovane Pietro, avallata in tale suo convincimento da tutta una serie di fatti, versioni e circostanze che, con un approfondito esame e, soprattutto, con una maggiore collaborazione, non avrebbe lasciato dubbi su quanto realmente accaduto quella notte.
Certamente, all’attuale stato di totale incertezza si sarebbe preferita la versione ufficiale che avrebbe consentito, con il tempo, di superare più serenamente questa immane tragedia.
Tante volte, nel corso delle indagini, si è sperato che venisse accertata come causa dell’incidente una possibile disattenzione da parte di Pietro mentre era alla guida del motociclo, o che si fosse trattato di una perdita di equilibrio determinata da qualcosa che egli aveva cercato invano di schivare o, ancora, l’alta velocità o perché in stato di ubriachezza oppure, cosa ancor più grave, perché sotto effetto di sostanze stupefacenti. Ma a nulla di tutto questo è stata data conferma. Infatti, gli accurati esami a cui Pietro è stato sottoposto nei vari presidi ospedalieri hanno consentito di escludere con estrema certezza che l’evento si sia potuto verificare soprattutto per tali ultime cause, essendo stati riscontrati valori assolutamente atti ad escludere tali ipotesi.
Dunque, si suppone che ci sia dell’altro, un di più che la famiglia desidererebbe tanto conoscere unicamente per poter finalmente fare luce su quanto accaduto quella notte e riuscire, così, ad accettare e vivere più serenamente questa immane tragedia. Nessuna ossessionante ricerca di un colpevole a tutti i costi, su cui rovesciare rabbia, odio, rancore, vendetta ma, semplicemente, sete di verità.
Ed è con questi sentimenti che, nel tentativo di chiarire quanto avvenuto quella maledetta notte, la famiglia si è avvalsa di uno specifico perito tecnico che potesse obiettivamente ricostruire la reale dinamica dell’incidente. Dalla disamina effettuata è emerso che il tratto di strada percorso da Pietro la notte del 25 aprile 2003, per fare rientro presso la propria abitazione, non presenta particolari anomalie, insidie e/o trabocchetti, per cui può essere tranquillamente percorso, specialmente da chi vive sul posto e, dunque, ne conosce bene le caratteristiche. Peraltro, nella fatidica notte in cui avvenne l’incidente era in atto una sagra paesana, per cui l’intersezione della via provinciale Cerreto Sannita / Cusano Mutri con la via Triterno era transennata con divieto di accesso dei veicoli dalla via provinciale verso via Triterno. Viceversa, invece, dalla via Triterno si poteva accedere sulla via provinciale.
A questo devesi aggiungere che all’atto dell’ispezione del motociclo in sequestro effettuata dal perito tecnico presso l’autosoccorso ACI di San Salvatore Telesino, ne è stata riscontrata la rottura della carenatura del capolino anteriore, nonché della carenatura laterale sinistra, la deformazione delle forcelle anteriori e diversi danni conseguenti alla caduta sul lato destro, per strisciamento contro l’asfalto del manto stradale. In particolare, ciò che ha suscitato non poche perplessità sulla dinamica dell’accaduto è stato il rinvenimento sul veicolo di alcune macchie di vernice, di natura diversa dal colore viola della moto, interessanti la manopola sinistra del manubrio, la sede dello stelo forcella sinistra ed il bordo del parafango anteriore sinistro. Tali macchie, al perito esaminante non sono sembrate assolutamente congruenti con una eventuale semplice caduta al suolo del motociclo e sono state ritenute certamente riconducibili ad una data recente, molto probabilmente quella del sinistro, poiché è dato sapere con certezza che tali predette macchie non preesistevano.
Da quanto detto ed, in particolare, degli elementi raccolti ed evidenziati nella perizia tecnica di parte, debitamente presentata all’attenzione degli inquirenti, ne è conseguita una precisa ricostruzione cinematica del sinistro, in cui si ritiene che con altissima probabilità, verso le ore 01:00 del giorno 25.04.2003, mentre Pietro era alla guida della sua Aprilia, percorrendo la Via Triterno per dirigersi verso la propria abitazione, in prossimità dell’intersezione che detta strada forma con la via provinciale, a causa di un urto laterale, interessante il lato anteriore sinistro, cadeva e collideva con la testa contro lo spigolo del fabbricato situato sulla sua destra. In conseguenza dell’urto riportava lesioni gravissime tali da determinarne successivamente il decesso. In conclusione, l’incidente si verificava per negligenza di ignoti che determinavano la caduta del motociclo con conseguenze letali per il giovane Pietro”. Una ricostruzione tecnica, realizzata sulla base di specifici rilievi tecnici ed analisi cinematiche, per nulla condizionata da ipotetiche illazioni o da ossessive invenzioni, che sebbene presentata alla Autorità Giudiziaria competente è stata ritenuta di per sé insufficiente, in quanto non validamente suffragata dai dovuti riscontri testimoniali.
Questo è quanto ha caratterizzato il lungo excursus giudiziario seguito alla morte del giovane Pietro. Resta l’amarezza per non essere riusciti a scoprire la verità su quanto realmente accaduto quella notte e ciò provoca un dolore immenso in chi ha veramente amato Pietro, un dolore rafforzato dalla consapevolezza ed amarezza di non essere stati compresi da tutti coloro che si sono sempre professati amici ma che, al momento del bisogno, hanno preferito stare lontani, girare le spalle e palesemente criticare gli immani sforzi tentati per ricercare un perché, travisando il reale messaggio dato dalla famiglia, distrutta dal dolore, ma tenacemente impegnata a non demordere nel cercare giustizia alla morte del povero Pietro, rimasta ancora senza un perché.

 
se mi ami non piangere